ITALIA, Federico Bauml. Settimana Santa 2011. Quindici missionari a San Giorgio Lucano per una Pasqua straordinaria nell’ordinario.
Mercoledì 21 aprile, stazione Tiburtina, ore 14:00. Tutti pronti (più o meno puntuali) per partire alla volta di San Giorgio Lucano, la “nostra” San Giorgio.
Nella testa ci sono ancora i nostri impegni quotidiani: lo studio, il lavoro e la famiglia con cui per quest’anno non passerai le tue vacanze di Pasqua. Nel cuore c’è la voglia di staccare la spina per un po’ e dedicarsi interamente alla settimana Santa.
Finalmente si parte, si parte perché lo si è scelto. Scelta, è proprio questa la parola chiave. È difficile scegliere di passare la Settimana Santa lontani da casa, dai propri affetti. D’altro canto però scegliere è bellissimo, scegliere è una sfida, una sfida che abbiamo accettato e che non abbiamo la minima intenzione di perdere.
Mercoledì sera, appena scesi dal pullman, si va diretti al Santuario della Madonna del Pantano, per salutare la Madonnina e nella speranza che chi è già arrivato ti abbia lasciato qualcosa da mangiare. Strana sensazione tornare lì, i ricordi si sovrappongono, è come se il viaggio interrotto ad agosto in realtà non si è mai concluso e che tra le due avventure c’è un filo conduttore speciale.
Giovedì sveglia presto, bisogna andare in paese, dove Don Gianluca ci aspetta ospitale e sorridente, esattamente come ce lo ricordavamo. Le cose da fare sono tante: andare per le case e partecipare alla Settimana Santa insieme alla popolazione locale, che ormai considera sangiorgesi ad hoc e che non si è mai scordata di noi.
Dopo una mattinata di visita alle case, il pomeriggio è dedicato alla preparazione per la celebrazione della Messa in Coena Domini, una Messa bellissima arricchita dal rito della lavanda dei piedi. Per concludere il Giovedì Santo non potevamo non riproporre quello che è un po’ il nostro “cavallo di battaglia”: il momento di preghiera serale, che tanto successo aveva riscosso anche lo scorso anno.
Il Venerdì Santo è giornata di ritiro, di astinenza, di introspezione, di digiuno, di silenzio. È il giorno in cui ricercare l’essenza della passione di Nostro Signore, che trova il suo culmine nella liturgia della Sua Passione e nella Via Crucis.
Sabato Santo è una “classica” giornata di Missione, si va nelle case per invitare le persone alla celebrazione della Messa di Pasqua, per parlare con chi ci apre la porta o anche solo per salutare e regalare un sorriso a chi ci incontra lungo la strada.
E si arriva così alla Veglia di Pasqua. La chiesa è piena, il paese è in festa. Sull’altare si susseguono letture e salmi bellissimi ai quali abbiamo l’onore di partecipare. Tutto il paese, tutto il mondo, è pronto ad esplodere di gioia: “il Re ha sconfitto le tenebre!”.
C’è aria di festa, la si nota ovunque, anche la domenica, nelle case, nelle strade, a tavola. E anche noi, nel nostro piccolo, non ci siamo fatti mancare il tipico mega-pranzo pasquale in famiglia, una vera famiglia. Un’aria di festa che non si perde nemmeno il lunedì, che per molti di noi è solo “Pasquetta” ma che a San Giorgio ha un valore speciale, perché si festeggia la Madonna del Pantano che di San Giorgio è la protettrice. Una festa che si celebra con una processione molto bella a cui abbiamo partecipato molto volentieri; d’altronde, “paese che vai, usanza che trovi!”.
È stata una Missione “diversa”, molto intensa, molto dura, forse troppo breve. Una Missione forse lenta a decollare ma che è poi esplosa e si è conclusa in costante crescendo. E se questa Missione è stata un successo un grazie speciale va a due persone che per noi sono state guide, amici, fratelli maggiori.
Grazie a Padre Cruz, per la fiducia che ha in noi, per la stima che ha di noi, per quanto ci ha voluti e per quanto ci ha supportati (e sopportati !). E grazie a Suor Julia, la vera rivelazione di questa avventura. Grazie per il suo sorriso e per la sua allegria tipici del suo Brasile, e soprattutto grazie per averci insegnato che “chi canta prega due volte”.
Torniamo a casa pronti a ricominciare e con un po’ di nostalgia, sicuri di aver lasciato qualcosa ed altrettanto certi di aver ricevuto molto di più.
È proprio vero: “quando vai al sud piangi due volte, quando arrivi e quando te ne vai”.
Uniti nella MTA.









